CRISTO SI È FERMATO A METAPONTO

Un sud arso e riarso da un sole cocente che anima i corpi e fa vibrare la mente di corde diverse dal centro del mondo, da una Milano ordinata e da una Bologna frichettona.

Un sud che ha colori solo suoi mi porta costantemente per le strade della mia natìa Gioia, di Bari -vecchia- e della Lucania tra Policoro e Metaponto, Metaponto e Policoro. 

A Metaponto ho visto una casa in campagna isolata dal mondo comune e un centro di accoglienza di neri-immigrati-extracomunitari-richiedenti asilo echipiùnehapiùnemetta.

A Metaponto ho visto un campeggio e dei ragazzi divertirsi e a qualche kilometro terre e terre arse dal sole e immigrati riarsi dal calore che stendevano panni, accendevano fuochi, ci finivano dentro.

Mia zia mi fece guidare la sua macchina barcollante e vidi i neri, neri come quei piccoli cocomeri neri, che forse a vederli sembrano strani, ma nascondono un ancora più dubbioso segreto: non avere fastidiosi semi. Ed essere dolci ed ancora più rossi, forse come i cuori di quei neri, lontani dalle terre loro e esuli in un mondo intero. 

In un mondo che è stato sempre pronto all’imperialismo, al colonialismo, al ku klux klan. In un mondo che sembrava cambiato dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo la Guerra Fredda. E dopo la stretta di mano tra Reagan e Gorbachov, sembrava cambiato, davvero. In un mondo che fondò l’Unione Europea e che era pronto alla Pace. E che la pace la rincorse e la possedette, davvero (fatto salvo tra Kosovo e Serbia, ahimè). 

Che incredibile desiderio di conoscere la loro vita -dei neri-, di fare loro anche solo qualche domanda.

Ehy ragazzi, guys, extracomunitari, negri -chiamiamoli come vi pare- da dove venite? Da quale male scappate? Da quale vigliacca guerra cercate un rifugio? 

Vi hanno sbarcati a Metaponto accanto ai miei zii soli e spaventati ed ai loro cugini leghisti e accaniti sostenitori del Capitano: perché hanno sistemato accanto al loro idilliaco -e fuori dal mondo- rifugio campagnolo/marittimo un gruppo di ragazzi di colore che rubano-trenta-euro-al-giorno-allo-stato! (e chiacchiere simili).

Mia zia -del Partito Democratico- mi ha detto che quelli che lavorano nei campi vanno bene. Quelli che non fanno niente dalla mattina alla sera no, perdio! 

Mi ha detto che li capisce, i suoi cugini che votano la lega, loro sì, perché da quattro anni vivono affianco ai negri a e hanno paura.

Ma fino a prova contraria Loro non hanno mai fatto niente ai cugini.

Mia zia mi ha detto che in palestra incontra donne (di lei più vecchie) che dicono che Salvini-è-un-bell’uomo, dicono.

Contente, loro.

E noi guardiamo allo schermo un Paese che brancola nel buio di una stagione riarsa dal sole e di ventenni scontenti o indifferenti o credenti in un’utopica generalizzazione di un antifascismo che porta solo slogan e falsi miti che sfociano in estremismi comunque cattivi, di qualsiasi colore essi si tingano.

In un Paese bianco anche nel sud più abbronzato, sud che si Lega, sud che schiatta. 

In un Paese che vuole tingere di candeggina l’animata patina nera che resiste. E si sa, la candeggina fa schifo a tutti, perché macchia, perché sporca e il più delle volte rovina, non pulisce.

Ed è vero che gli eroi sono altri e sono quelli che salvano le anime che poi vengono portate a Metaponto ad ardere al sole. 

Ed è vero che un giorno di due anni fa io camminavo lungo quella via sterrata di Metaponto e mi trovai faccia a faccia con un brutto uomo nero che giocava a pallone, sudato e malconcio che mi guardava e io avevo paura.

Ed è vero che ho avuto paura e ho cominciato a correre verso la campagna e la zia. 

Avrei comunque corso anche se fosse stato biondo, bianco e con il costume di royrogers e le havaianas?

Forse sarebbe sembrato ancora più losco un soggetto del genere -bianco, con il costume royrogers e con le havaianas, s’intende- in una strada sterrata a Metaponto dove quello che vedi è solo sole e pietre ed un fiume coperto da piante che nascondono il pericolo di cascarci dentro.

Pubblicato da rhoserom

rosarianna97@gmail.com

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