Triviality Fair

La diversità, le vaghe certezze, i distruttivi fulgenti tempi.

Spazi, mancanze, consigli nel turbinio di un involucro di corpo, oppresso dalla psiche infagottata dal pensiero sovraccarico.

Amici, non so se questo potrà dirsi un blog; ma se la storia la scrive l’anima, è come se a dettare i caratteri sia la naturalezza.

Ascoltavo consigli, che davvero avvertivo banali. Sentivo l’incomunicabile esigenza di un corpo palpitante, curiosamente avvolto nella curvatura perturbante di un immenso punto di domanda.

Mi sembrava scontato l’enfatizzare il discrimine tra il dolore funerario e l’effimero quotidiano.

Compatiamo solo il nostro dolore come tale, totalizzante, centripeto; quello altrui è opposto, centrifugo, relativo.
Non capivo se l’indole dettava l’atto o questo derivava dal consiglio; siamo animali dotati di pensiero che va educato, certo: questo va detto.

Mi chiedevo: la mancata indignazione è dettato dal livello superiore di maturità raggiunta oppure dall’assuefazione o, addirittura, dal cinismo?

Questi erano i miei pensieri in una serata come tante, -forse- di una vita come tutte.

 Eppure, proprio per questo, magnifica.

Quante esperienze, potenzialmente, potrei raccontare. Potenzialmente.

Mi limiterò a tentare di far percepire l’esperienza dal punto di vista di chi –forse sopravvalutandosi con mera tracotanza- sente di aver provato un dolore tale da poter guardare da uno spazio diverso. E non per questo sempre giusto. Una sofferenza esemplare, nella quale ognuno potrà rivedere la propria, grande, distruggente, privazione.

Ma un dolore ricco, sorgente generativa del carattere. Non oppressivo e stagnante, ma funzionale al futuro essere. Mancanza che fa sviluppare, elevare, arricchire. E tuttavia resta inserita in un corpo umano e vizioso.

Quindi, non esiste sofferenza che annulli la quotidianità, perché essa è succo innato dell’uomo, della donna, del bambino, dell’anziano, del greco, del persiano, del marocchino, del musicista, dell’operaio, del comunista, del liberale.

L’uomo, la donna, il bambino, il greco, il persiano, il marocchino, il musicista, l’operaio, il comunista, il liberale si alimentano del piccolo giorno illudendosi di un futuro che non sarà altro che il passato di un altro giorno banale.

Ma la ormai remota sofferenza (la più grande, dico) resta immobile. Ed è Lei che prova a ricordarci la nostra capacità di reazione: questo va capito.

E noi, tragicamente, sempre inglobati nel quotidiano.

Pubblicato da rhoserom

rosarianna97@gmail.com

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