CLAUSTROFOBIA CLAUSTROFILIA
Claustrofilia claustrofobia
Claustrofobia claustrofilia
Siamo chiusi in una stanza come per una colpa qualunque. Siamo serrati in una casa qualsiasi per un virus che ci ha allontanato dagli imperativi quotidiani del fare, ma non ci ha ancora tolto la facoltà di fantasticare. Allora, chiudiamoci in uno stanzino per almanaccare su vecchie fotografie ingiallite, soffiare senza mascherine su copertine di libri logori per rapirli e riaprirli e cominciare a costruire, trasformiamo cucchiai in scettri e vaschette verdi in corone.
Non lamentiamoci continuamente. Potremmo fingerci regine di questa storia che finalmente stiamo attraversando, come in un terzo dopoguerra che proietta un nuovo boom per noi, le generazioni messe kappaò dal Covid, come tanti Joseph K da un assise di magistrati incappucciati che scelgono chi resta e chi va.
Sostituiamo il secondo termine della claustrofobia e convertiamola in claustrofilia; tempo fermo a prima vista, ma: era febbraio, poi marzo; sarà maggio, saranno rose. Sara l’estate. L’orario è cambiato da un po’ e la luce colpisce anche le sette di sera.
Dalla mia casa vedo un castello che sorregge un braccio di cielo, sai?
Tornerà il tempo per tornare ai nostri vizi, come tubercolotici usciti da una rocca. Tornerà il tempo in cui verranno i soliti giorni previsti, fatti di albe e tramonti filtrati da instagram, di scadenze impeccabili e inutili matrimoni programmati anni prima.
Ora è il momento di accogliere il quoziente disordinato e prenderlo in mano plasmandolo come explicit di sonetto, non canto di un interminabile poema eroico-comico, ché eroico lo è per chi tale appellativo merita (medici, assistenti sanitari, infermieri, scienziati), al cui confronto ben altra e umile pena è la nostra: stare a casa, con la ricchezza dei nostri mondi immaginari, sostenuti per altro dalla possibilità -infinita, potenzialmente- della lettura. Dell’informazione. Dell’analisi critica del presente. Della ricerca di tempi passati in cui -guarda un po’!- un’epifania ci è rivelata: il mondo altre epidemie ha avuto, con altri mezzi e preghiere e Sante Rosalie e San Filippi le ha stroncate, due guerre mondiali ha sostenuto solo nel secolo scorso, seguite da altri debiti e redenzioni.
Attraversiamo la storia, guardando le orme passate e progettando futuri più miti e decolli più lineari. Ci porteremo dietro giorni distorti e mattine senza bar, minuti che facevano battere il cuore d’angoscia e empatia, cervelli impazziti in esplosioni metafisiche, camicie senza cravatte, ciglia senza mascara, corpi senza baci. Ma anche molto altro, molto di più.
Risorgeremo, sì. Ma, ricorderemo?