I malcontenti

Novembre non è tra i mesi più belli dell’anno, diciamolo: è da quattro giorni che il cielo è bianco; di quel bianco ovattato e denso, che non lascia spiragli alla luce. Anzi, la luce filtra attraverso le nubi, rendendo l’atmosfera pesante, ma brillante. Il cielo, in questo stato, amplifica la percezione claustrofobica che l’inverno porta con sé, soprattutto se sei a Bologna, città nella quale i portici schiacciano a terra e non fanno vedere il cielo, anche se è azzurro. Ecco, se il cielo è azzurro può anche darsi che questo senso opprimente scompaia; può anche darsi che si squarci, il cielo, e getti lacrime di liberazione, come un sospiro, come un respiro, come adesso.

Ci sono persone che, come noi, non conoscono la noia. Anche se il periodo permette e richiede requie, costoro non riescono a prender sonno; costoro hanno fame di fare.

«Ecco, scusa amore, io resto in giro ancora un po’. Tu va’, va’, se vuoi…».

Non andò via. Passeggiammo ancora tra i barboni nelle coperte, le vetrine spente, una donna che, più in là, ad alta voce, pregava.

Non so bene, fino in fondo, se costoro hanno degli hobby: potrebbero averne, vorrebbero averne a centinaia, ma anche un piacere si trasforma in dovere e capita che, solo quest’ultimo, alla fine, appaghi.

Meglio: la pausa presa dopo che la freccetta ha centrato il suo bersaglio è l’unico porto che queste persone cercano per approdare sicuri, per non commettere errori. Se non c’è la freccetta da lanciare, sembra che niente abbia più senso. Ma la freccia, nella faretra, non manca mai. Infatti, il vero problema è che ce ne sono migliaia. Migliaia, come le strade che possono intraprendersi dopo la laurea.

E tu, piccolo, sei al bivio, sei al fiume il cui estuario è più grande di quello del Magra.

Ma la corrente va, va; e il Magra, prima o poi, deve sfociare nel Tirreno.

Sono passati dieci anni ed oggi quello stesso scenario non trasmette più la stessa inquietudine. L’affanno, quello rimane: siamo ancora seduti sotto i portici, a pochi metri dal canale, nella nostra vita di ora; nello zaino un libro, due biglietti, sulle mani lo stesso sudore. Mi chiedi il tabacco, non ho le cartine; mi chiedi risposta, posso dare domande.

Sempre lì sul petto – ormai amico –  lo stesso macigno del fare. Di nuovo stiamo per alzarci da terra. Di nuovo, è calato il buio; d’inverno, si sa, fa buio presto.

Noi siamo qui ad aspettare, ancora, che la pioggia smetta di cadere. O che cada?

Pubblicato da rhoserom

rosarianna97@gmail.com

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