Ti ritrovi su un taxi, è piena mattina. Hai l’influenza, cioè un malanno che non prendevi da circa il sesto anno di età, quando eri piccola e festeggiavi i compleanni dopo un mese dalla data effettiva, perché bisognava aspettare il Carnevale e vestirsi a festa.
Invece questo Carnevale è stato finto, come le sue maschere e i suoi conduttori. Come si faceva a festeggiare se era appena scoppiata la guerra?
In queste settimane è capitato pure che si è andati a insegnare a scuola. Si è fatto l’italiano e anche la matematica. Ma accade che un giorno – prima che Putin decidesse di invadere l’erba del suo vicino anche non credendola più verde – bambini e bambine di pochi anni si sono messi a giocare alla guerra.
«E allora tu sei la Russia.»
«Tu l’Ucraina!»
«Ma la Russia è più forte! Aaaargh!»
«Bum»
Zang tumb tumb. Come il manifesto di Marinetti.
Domenica 13 marzo, mentre il Papa gridava di smettere di giocare alla danza della morte, è morto il primo giornalista straniero a Irpin, Ucraina. Mentre faceva il suo lavoro.
«Non sa più nulla/è alto sulle ali il primo caduto bocconi sulla spiaggia Normanna». Lo scriveva Vittorio Sereni nel più bel diario di guerra di tutti i tempi, Diario d’Algeria (insieme al Porto Sepolto di Ungaretti).
Saba raccontava che quel soldato morto durante lo sbarco in Normandia era stato colto in flagrante da un fotografo, Robert Capa, non con un proiettile, ma con la sua macchina fotografica.
Robert Capa, fotografo americano. Americano come Brent Renaud, il giornalista della guerra in Ucraina.
Saba raccontava che quel soldato, accortosi della presenza del fotografo, si lascia scoprire e falciare dai tedeschi. Sereni diceva che quella era «una fantasia di Saba, un piccolo aneddoto di contorno».
Ma quella era la volta dello sbarco in Normandia, il 6 giugno 1944. Robert Capa fotografò e il soldato, per il fuoco tedesco, crepò.
Domenica 13 marzo 2022 il fotografo è morto e il sodato sparò.