Ho sognato, stanotte, di essere a Kiev.
Ero con Niki. Avevamo deciso di andare a Kiev.
Partiamo. Sappiamo che c’è la guerra. La capitale ucraina è intatta. Sentiamo e sappiamo che a due passi da lei però c’è la devastazione. Senso di paura. C’è il McDonald’s. È occidentale ma anche orientale. Il mio inconscio la vede così. Forse è per questo che nel sogno parlo greco a un bar. La barista forse riconosce che è una scelta insensata e, con sufficienza, mi risponde in italiano. Nel sogno, però, penso che in Ucraina si parli greco.
Camminiamo. Faccio foto perché penso che siamo in pochi a decidere di andare lì e dobbiamo documentare. Al bar (sempre quello della commessa che parla con aria di sufficienza) la pizza costa un euro. I cornetti (che chiamo croissant, penso che in greco si dica così) costano 9 euro. Vorrei un cornetto ma penso che la pizza sia più economica.
Compaiono due mie amiche gemelle. Niki dice che forse è meglio non mangiare niente, ma spendere il danaro che abbiamo (che è poco anche nel sogno) per andare a un concerto. La barista che parla con aria di sufficienza dice che è un peccato, ma i Kalush Orchestra hanno suonato proprio il giorno prima, quindi non possiamo andare ad ascoltarli. Nel sogno in Ucraina si tengono concerti per aiutare il popolo. La scelta è ampia. Giulia (una delle gemelle) prende un foglio e lo taglia a pezzettini. Su ogni pezzetto scrive date e nome del gruppo musicale che si esibisce nei giorni del nostro soggiorno a Kiev. Me ne fa vedere alcuni. Mangio i pezzettini. Dopo dico «Oddio ho mangiato i fogli, e ora?».
Scena precedente:
Non c’è più Niki. Siamo io e le mie coinquiline (o forse le mie amiche?). Abbiamo una stanza a Kiev presa credo con Airbnb. Il letto è grande. Tutta la stanza ha un’aria tra il rococò e lo stile liberty. Ma prevale il senso di qualcosa di vecchio e fuori moda. Come le stanze di hotel o le cabine di navi che hanno i copriletti di velluto che sembrano sporchi. Proviamo a dormire. «Aaa» dice qualcuno (le mie coinquiline o le mie amiche). «È sporco di sangue!»
Mi sveglio. Guardo: grossa macchia di sangue, sicuramente precedente al nostro arrivo perché non fresca. Pensiamo tutte al ciclo. Ci fa schifo e ci alziamo disgustate.
La scena dei concerti viene dopo.