04.11.1964 – 04.11.2020
Ne avresti compiuti 56, di anni.
Ti immagino bella, quando nascesti, la più piccola tra tre figlie, in una grande casa, in un Paese che ti ha accolta, con la tua stanza di fronte a un castello.
Fatta grande, ti apristi un negozio di stoffe, colorate e meravigliose, soffici e lucenti; sete e cappelli chiamavano le signore che quotidianamente affollavano quella stanza, posta giù, sulla strada, anch’essa di fronte al castello.
Io ero su, me ne restavo a dormire, ma poi scendevo e cadevo, prepotente fastidiosa selvaggia, tra le tue lunghe braccia.
Più probabilmente, in realtà, facevo qualche capriccio: lamentavo fame, sete, sonno o soltanto voglia di gioco.
Eri (sei!) la mia mamma e quando mi si chiedeva (che domanda stupida, fatta mentre la mano si avvicina alla guancia e la storce con violenza, tirando un pizzico che – e credo di non sbagliare – ogni bimbo al mondo detesta):
“Cara Rosarianna, lo vorresti un fratellino, o magari una sorellina?”
Io rispondevo che no, non ne volevo, perché se no mia madre sarebbe andata in ospedale e io no, proprio non volevo che qualcosa al mondo potesse scalfirla.
E poi, chi lo avrebbe mai detto che, quando tornavo da scuola, dalla mia aula della quarta elementare, sarei tornata a casa e avrei trovato un letto vuoto, chiedendo:
“E mamma?”
“A San Giovanni Rotondo”. Questa, alle volte, la risposta.
Invece altre volte eri lì, stesa sul letto che reclamavi le tue aspre spremute degli arancioni pompelmi rosa senza zucchero perché guai, amore mio, se avessi preso qualche kilo.
E io mi sentivo come uno spicchio di quel pompelmo, ma di quelli che sono più piccoli e avvinghiati ad uno grande: per di più, essi sono ricoperti da una pellicina (quella che io non riesco nemmeno a masticare), che li serra.
Spesso mi mettevo a disegnare accanto a te. Pensavo che era una cosa normale; che niente al mondo avrebbe potuto togliermi questo senso completo di benessere primordiale.
Poi, me ne sarei andata in camera, tra i miei pupazzi e cassetti, a dover da sola rispettare le scadenze dei compiti e della scuola: mi avrebbe aiutato papà, o la nonna o un altro amico che poi, dopo qualche anno, avrebbe anche lui raggiunto la sua, di amica – e cioè Lei, e cioè Tu.
E io, da qua sotto, sarei andata a trovarli in uno stesso posto, posando la mia mano sul marmo e chiudendo gli occhi per un momento; per poi riaprirli subito, realizzando che quei due sono lassù insieme, tra stormi di angeli (o chissà cosa) a guardare questo mondo devastato da una pandemia e da altre mille angustie. E quanto avrebbero riso.
Perché sì, loro ridevano tanto.
E allora oggi è quattro novembre ed è un giorno così strano.
Dio, se è strano.
È l’anniversario dell’armistizio di Villa Giusti del 4 novembre 1918, che per l’Italia coincide con la fine della Prima guerra mondiale.
Tanto per dirne una.
Ma, prima di tutto, il 4 novembre è il compleanno di mia madre. E anche l’onomastico, San Carlo Borromeo.
Quindi io sono qui, lontana da lei ma anche lontana dal suo corpo: non posso portarle una rosa, né un tulipano; né un cero, né un saluto.
Ma chissà se sarei comunque potuta andare al cimitero dato che oggi, guarda un po’, il quattronovembreduemilaventi, Conte firma anche il nuovo Dpcm per l’Italia.
Sempre oggi, è il fatidico giorno di queste strambe e apocalittiche elezioni negli USA ai tempi del Covid.
Sì, mia madre avrebbe saputo trovare il motivo di una risata anche per questo. (Anche se vince Trump? Beh, non lo so).
E chissà cosa pensa adesso, lei che è stata strappata alla vita a 42 anni, mentre vede una popolazione mondiale lottare per attaccarsi a questa vita; mentre vede lottare quei medici per salvarle, queste vite.
O magari mentre vede sua sorella in Florida che posa il suo voto. O che vede me, davanti a questo computer e chiusa in casa. O mia nonna che cucina le fave o mio padre che va al Comune o mia zia che impazzisce con la didattica a distanza o mio cugino a Verona o mia cugina che fa le inchieste Covid o se magari non ride sempre ma governa, regina, i nostri movimenti. E, almeno, un po’ ci salva.
Oggi, ancora: la Camera, con 265 sì, 193 no e un astenuto, ha approvato il testo unificato delle proposte di legge di contrasto alla violenza e la discriminazione per motivi legati alla transomofobia, alla misoginia e alla disabilità.
Chissà cosa penserebbe chi in questo momento sto pensando. Liberticida? Vittoria? Comunque-non-cambia-niente?
Oggi vedo i quarantenni e mi sembrano così giovani. Così nel pieno della vita e della giovinezza. E mi dico che non è possibile che lei non abbia potuto vivere più.
E mi sembra assurdo che lei fosse così giovane ed io così piccola.
Fine.
Come al solito vai dritta agli organi interni.
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Le tue parole sono lo specchio della tua anima pura e del tuo essere forte sono orgogliosa di te e non mi stancherò mai di dirlo
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